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Anna Rita Granieri: "Scacco matto al re dei mali" PDF Stampa E-mail

Anna Rita Granieri:

Formato libro: A5

Pagine: 130

ISBN: 978-88-97681-27-4

Anno di pubblicazione : 2016

Anna Rita Granieri
Titolo Scacco matto al re di mali
Autore Anna Rita Granieri

Prezzo : 14,00 €
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Dopo essersi cimentata in una raccolta di poesie ed una di racconti, Anna Rita Granieri, tradu-scrittrice, insegnante di lingue con la passione per la scrittura, esce con un romanzo ricco di sentimenti: “SCACCO MATTO AL RE DEI MALI”. Apparentemente triste, in realtà si rivela pieno di energia positiva.
Un messaggio forte: di fronte all’essenza della malattia ciò che conta è lottare a testa alta, perché “il nostro dovere è quello di essere felici e di vivere la vita all’insegna del carpe diem”. Lo dobbiamo a chi ci ha messo al mondo.
In questo suo primo romanzo, Anna Rita ha voluto trattare la problematica del cancro non in maniera medica, ma facendo ricorso a tante riflessioni e metafore, a partire dall’importanza della prevenzione, collegata all’esperienza di questa sua seconda madre, donna coraggiosa, ed esemplare magistra vitae fino alla fine.
La protagonista del romanzo è Giuseppina, donna forte e a suo modo femminista, che ha lottato contro i suoi schemi fin da quando ha incontrato l’amore della sua vita, Mi-chele, e l’ha sposato, rivoluzionando il suo stile di donna quarantenne single.
In seguito ha dovuto lottare nuovamente per riemergere dall’abisso in cui l’aveva sprofondata la perdita del suo amato Michele, iscrivendosi a dei nuovi corsi di studio, facendo sport con le amiche, viaggiando da sola per raggiungere le figlie tra-sferitesi al nord. Un’opera che insegna come il modo in cui si affronta ogni battaglia conta più del risultato stesso. Lo spirito, la determinazione, la dignità con cui si lotta sono il vero messaggio.
Purtroppo Giuseppina è morta per mancanza di prevenzione, colpita da un subdolo tumore al colon che l’ha consumata in soli due mesi e mezzo. Nonostante tuttavia il male e la corsa al nord, presso l’Istituto Ospedaliero della Poliambulanza di Brescia per un intervento al cervello (inutile!), è sempre stata assistita amorevolmente e circondata dall’affetto e dalla solidarietà umana del sud. Donna distinta, viaggiatrice appassionata, eclettica, ottima cuoca, sempre pronta a spendersi con gli altri, questa signora non si è mai piegata alla malattia. Ha vissuto sino alla fine il suo calvario con estrema dignità ed enorme forza d’animo, non cercando mai pietà, ma solo e semplicemente amore, circondata da mille attenzioni da parte della sua famiglia, con il supporto della quale Giuseppina ha attraversato insieme il buio tunnel della sua malattia.
Ecco, con questo libro che indaga la dimensione umana ed emotiva della Malattia, l’autrice esprime, con la profondità e la sensibilità proprie della nar-razione femminile, il suo auspicio che un giorno non trop-po lontano si possa dichiarare davvero “scacco matto al re dei mali” e sconfiggere una volta e per sempre il famigerato male del secolo.
Il romanzo “Scacco matto al re dei mali” di Anna Rita Granieri è decisamente ben scritto, ben strutturato e assolutamente meditato a lungo. La prosa è elegante e soave, molto fluida e scorrevole. A tratti sembra che la penna - il fraseggio - scorra deciso, seguendo l’estrema velocità dell’affiorare dei ricordi nella mente della voce narrante, la figliastra della protagonista; a tratti, invece, la prosa sembra fermarsi con tutta la dolcezza possibile sulle più lievi sfumature emozionali, sulle diverse tonalità affettive che la voce narrante vive e ricorda. E tale armonioso equilibrio sembra ricordare il mare - tanto amato da Giuseppina, la protagonista - le cui onde si rincorrono affaticate per raggiungere e sbattere contro la spiaggia e poi dolcemente si ritirano verso il largo, senza fretta, senza tracotanza.
Il romanzo è il racconto, presentato dalla prospettiva della figliastra della protagonista, di una strenua lotta: quella tra Giuseppina ed il re dei mali, ovvero il maggiore dei mali del nostro secolo, il cancro. È un esempio, quindi, per tutte le donne. Infatti il punto di vista del romanzo è squisitamente femminile e lo è a 360 gradi: la voce narrante, sua sorella, le sue figlie, la sua prima madre, la seconda … insomma, quella che viene presentata sembra una di quelle famiglie matriarcali vecchio stampo, ormai scomparse, in cui le donne sono volitive, forti, non si arrendono, lottano e, ad ogni modo, regalano a chi le circonda un’infinità di amore e dolcezza.
La storia è avvincente e molto fluida e scorrevole, nonostante i continui ricordi che affiorano nella mente della protagonista, tuttavia il testo è complesso e ha una densità di significati e piani d’interpretazione, connotati da una forte carica razionale, mista al vissuto personale dell’autrice e alla propria esperienza emotiva. Prendendo ad esempio gli eventi e le malattie che hanno colpito la sua amata seconda madre, l’autrice si sofferma razionalmente e, spesso, scientificamente, su alcuni temi, invitando, così, il lettore a riflettere molto sull’essenza della malattia e sulla propria esistenza, segnata indissolubilmente dalla fragilità e dalla contingenza o, come dice il testo, “dalla sfiga”, ovvero dalla malattia e dalla morte. E, allo stesso tempo, invita, attraverso l’esempio di mamma Giuseppina, a lottare con tutti noi stessi contro i mali che scalfiscono la nostra vita e che, molto spesso, ci colpiscono a caso. La nostra vita, infatti, ci sembra indistruttibile ed eterna quando siamo sani e forti, finché un qualche male inestingui-bile, come il cancro, ci riporta alla mente che siamo tutt’altro che eterni e che la morte è una necessità che ci attende. Ma questo testo ci insegna che non è il risultato della lotta che conta, ma come la si affronta, con quale spirito e con quanta determinazione.
Nell’ottica del recentissimo filone della Medicina Narrativa, dei Misery Reports, questo racconto può essere d’aiuto a tutti coloro che soffrono di un male del genere e, soprattutto, può essere di supporto a coloro che stanno vicini agli ammalati, come i figli, poiché insegna loro a riguardare, come in un film, i bei momenti passati insieme senza affogare nei dispiaceri e nella paura per un futuro di morte.

Roberto Darra


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